Agricoltura e allevamento

 

Il territorio del Parco è fortemente modificato dall’azione dell’uomo che, nel corso dei millenni, ha destinato i terreni pianeggianti all’agricoltura e all’allevamento. Si tratta di un paesaggio agrario le cui origini risalgono all’antichità: il pascolo, la produzione del grano del vino e dell’olio, la gestione dei boschi, sono legati ad ordinamenti quasi millenari. Le vicende storiche hanno portato ad un territorio organizzato con un’ampia maglia a
ziendale, basata sulla grande proprietà privata e sulla presenza di estese proprietà collettive. Infatti, circa 1.200 ettari di territorio che si estendono come una fascia nella zona centrale del Parco, sono destinati ad uso civico, tutti boschi o pascoli. Questo antico retaggio medievale è nato dalla necessità dei Signori locali di sfamare la popolazione, attraverso la cessione alla comunità di aree esterne al centro abitato dove poter raccogliere il legnatico e i frutti del bosco. Questi usi hanno perpetuato la proprietà pubblica nel tempo di alcune aree, molto belle ed importantissime dal punto di vista ecologico. Sebbene questi territori siano governati dalle Università Agrarie di vari Comuni, rappresentano comunque per il Parco un presidio importante per l’integrità del territorio e per il mantenimento degli originari valori del paesaggio.I pascoli rappresentano senza dubbio uno degli aspetti prevalenti all’interno del Parco e costituiscono un’importante risorsa sia dal punto di vista produttivo che paesaggistico.Le produzioni zootecniche sono riconducibili principalmente ad allevamenti di bovini da carne allevati allo stato brado. Proprio l’impiego di questo metodo di allevamento garantisce una elevata qualità delle carni prodotte. Tra le specie bovine allevate è importante ricordare la razza maremmana, tipica della zona, che produce carni di qualità elevata e di ottimo sapore.Molto diffuso, come nel resto della Campagna Romana è l’allevamento della pecora da latte. La contaminazione storica con gli allevamenti che con la transumanza venivano periodicamente trasportati dalla Sardegna attraverso il Parco per raggiungere l’Appennino, ha fatto si che oggi non si possa riconoscere una varietà tipica locale. Molto frequente è la pecora sarda ibridata in alcune zone con la comisana. Nel complesso però la produzione di formaggi ovini è importante, con prodotti interessanti per il buon sapore e l’ottima qualità.

La vacca maremmana 

Allevata già dagli Etruschi, è una razza di antichissima origine, incrociata successivamente con i bovini a grandi corna provenienti dalla steppa e giunti in Italia con le invasioni barbariche. Questo bovino che vive in grandi mandrie, ha dominato per secoli la zona della Maremma, occupando il territorio compreso tra Pisa e Roma e tra il litorale e le zone pre-appenniniche.La Maremma, salubre e fertile al tempo degli Etruschi e dei Romani grazie ad un complesso sistema di canalizzazione per il drenaggio delle acque, con le prime invasioni barbariche divenne un luogo paludoso e malsano e tale restò fino alla fine del 1700. In questo periodo prese avvio l’opera di bonifica che si è conclusa nel secolo appena trascorso.Queste condizioni hanno dunque contribuito alla creazione di una razza dal manto biancastro e dalle belle corna a lira, che risulta estremamente rustica e frugale, resistente alle malattie ed al clima poco clemente, e che mal sopporta la stabulazione; la Maremmana vive bene solo allo stato brado e necessita quindi di ampi spazi.Nel corso del XX secolo, la razza ha attraversato momenti di grave crisi che l’hanno portata ad essere incrociata, sulla linea femminile, con le più prestigiose razze da carne nazionali (Chianina) ed estere (Charolaise e Limousine). I vitelli ottenuti da questi incroci, pur mantenendo l’eccezionale robustezza, la rusticità e le capacità di adattamento all’allevamento brado della Maremmana, sono caratterizzati da rese al macello ed in tagli commerciali simili a quelli delle razze paterne. Proprio questa pratica dell’incrocio ha, però, fatto sì che, con l’andare del tempo, la razza pura andasse incontro ad una tale rarefazione da dover essere annoverata dalla Comunità Europea (Regolamento Comunitario 2078/92) tra quelle minacciate di estinzione. Attualmente la razza è diffusa in Toscana, nel Lazio, in Emilia Romagna, nelle Marche ed in Puglia.

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