Flora e vegetazione

flora nel parco

Sulla base degli studi floristici di M. De Sanctis, F. Attorre & F. Bruno (2003) e di Lucchese (2007) il numero di specie floristiche del Parco di Veio annovera 730 entità. Alcune delle entità floristiche che compongono la nostra flora sono state individuate, sulla base dell’interesse biogeografico e la rarità, emergenze floristiche del territorio veientano.

La flora veientana presenta notevoli somiglianze con la flora censita per l’area romana, ma rispetto a tale flora risultano alcune specie che per il loro ruolo ecologico, per il loro interesse biogeografico e la loro importanza conservazionistica meritano un’attenzione particolare (specie rare o relitte).

La presenza della maggior parte di queste specie è legata alla conservazione ottimale del loro habitat costituito da tipologie geomorfologiche diversificate, quali il sistema di forre formate dalle profonde incisioni nei tufi nei Fossi della Crescenza, della Torraccia e della Valchetta, le superfici tufacee di erosione, le pozze umide e stagni effimeri, e da tipologie vegetazionali che possono classificarsi come praterie xerofile (di ambiente arido) e mesoigrofile (di ambiente umido e fresco), boschi sempreverdi e di latifoglie, vegetazione acquatica.

Tra questi habitat, uno dei più importanti è quello rappresentato dalle forre, in cui particolari condizioni microclimatiche (ombreggiamento, minori variazioni di umidità e temperatura ristagno di nebbie, assenza di vento, microclima fresco d’estate) permettono il rifugio di specie di clima freddo temperato quali Ilex aquifolium o Acer obtusatum, che si trovano al di sotto dei loro limiti altitudinali normali. Di particolare importanza risulta la presenza sporadica, di Quercus crenata, ibrido naturale tra Quercus cerris e Quercus suber. L’ambiente delle forre fornisce inoltre le condizioni ottimali per lo sviluppo e la presenza di felci, di cui il Parco può vantare un numero, notevole rispetto ad  altre aree, che raggiunge le 16 entità tra cui si sottolinea la presenza importantissima di alcune specie legate ad ambienti molto più freddi e umidi rispetto al clima locale e che si possono rinvenire più frequentemente nelle faggete: Athyrium filix-femina, Dryopteris filix-mas, Polystichum setiferum e P. aculeatum, quest’ultimo legato alle faggete più elevate dell’Appennino e che nel parco risulta rarissimo. Sempre alle faggete è collegato un gruppo di specie che nel Parco risultano particolarmente rare, quali Cardamine heptaphylla, Cardamine enneaphyllos, Arisarum proboscideum, Lunaria rediviva, Scilla bifolia, Sanicula europaea, Epilobium lanceolatum, Polygonatum multiflorum, Muscari botryoides, Lilium bulbiferum, Equisetum palustre. Ad una formazione sempreverde non mediterranea presente nel Terziario attualmente accantonata come relittuale nelle forre umide si ricollega la presenza di Buxus sempervirens, Daphne laureola, Hypericum androsaemum.

Altre specie particolarmente interessanti dal punto di vista fitogeografico, in quanto costituiscono piccoli lembi isolati di formazioni vegetali costiere, sono Myrtus communis e Cistus salvifolius, legate a nuclei sempreverdi di vegetazione mediterranea rappresentata da consorzi a Quercus ilex, Viburnum tinus, Rhamnus alaternus, che si situano sulle testate delle bancate tufacee.

Un gruppo di specie particolarmente importante dal punto di vista della conservazione è quello legato agli ambienti umidi che in genere annoverano le specie maggiormente minacciate, in quanto gli ambienti umidi sono quelli più soggetti alle minacce delle colture agrarie, delle bonifiche e dell’inquinamento; tra le specie igrofile e idrofite presenti nell’area veientana nelle pozze, stagni effimeri e nei fossi si annoverano alcune specie particolarmente interessanti, quali Ranunculus ophioglossifolius, Trifolium micranthum, Lemna gibba, Symphytum officinale, Stachys palustris, Cardamine amara. Un altro habitat ricco di specie interessanti è quello dei tufi sulle cui fessure e cavità si trovano soprattutto terofite (piante annuali che superano la stagione avversa allo stadio di seme), spesso molto rare, quali Vicia lathyroides, Lotus angustissimus, Ammoides pusilla, Silene conica, Periballia minuta, le crassulacee Sedum acre, Sedum caespitosum e Crassula tillaea e la geofita bulbosa (pianta perenne con gemme sotterranee) Scilla autumnalis.

Gli incolti e tutte le aree marginali (bordi stradali, sentieri, radure, etc.) presentano anche qualche specie di particolare rarità, quale Verbascum macrurum, Ranunculus parviflorus, Galium tricornutum, Orobanche lutea, Achillea collina, Centaurea napifolia, Colchicum neapolitanum.

Di grande interesse floristico è la famiglia Orchideaceae che è la più abbondante delle Angiosperme (piante a fiore) ed annovera diverse specie, con infiorescenza vistosa, a rischio per la trasformazione degli habitat, modifiche dell’assetto del suolo, cambiamenti climatici e raccolte illegali. Nel Parco sono segnalate 12 specie di Orchidee spontanee, tutte rare o poco comuni, che sono le seguenti: Anacamptis pyramidalis, Dactyloriza maculata, Oprhys apifera, Ophrys fuciflora, Orchis papilionacea, Orchis tridentata, Platanthera chlorantha, Ophrys sphhegodes, Orchis morio, Orchis provincialis, Serapias lingua, Serapias vomeracea.

Altre specie interessanti sono le Cyperacae del genere Carex legate agli ambienti ombrosi delle forre e dei boschi, quali Carex remota, C. depauperata, C. olbiensis e l’Iridacea Crocus suaveolens, entità tipica dei boschi con suoli ricchi ed umidificati particolarmente localizzata e rarefatta.