Il progetto @30.5, volto a far conoscere alcuni luoghi nascosti del nostro territorio, quelli cioè che a occhio nudo non si vedono ma che alcuni speleologi e appassionati di fotografia hanno invece fatto riemergere dal tessuto naturalistico, ha come radice primaria il torrente Valchetta Cremera.Dal suo corso si può trarre ispirazione, si possono rintracciare sentieri solitari o grandi macchie di boschi muschiosi, dentro il suo letto si può camminare ed è possibile ammirare intrecci di rami sospesi, fronde che si cullano nell’aria; si può collezionare ogni volta un ricordo diverso a seconda delle stagioni e del tempo. Dagli spilli di luce che filtrano densi a illuminare il sottobosco alla nebbia mattutina che si impossessa delle cortecce, dai giorni piovosi che spengono le luci ma fanno brillare le foglie a quelli tirati dal vento che invece le foglie le strappano.Si può tutto nelle valli che il Cremera attraversa. Vedere, sognare, camminare senza scarpe, lasciarsi indicare dagli alberi i percorsi inesplorati.Ecco cosa rappresenta questo progetto “a braccio” che unisce più storie fotografate: un ulteriore contributo a quanto già detto o scritto, a tutto quanto già scavato: una lettura personale di cosa significhi cibarsi di natura nascosta, inoltrarsi nel suo ventre, immergere i piedi nelle sue acque color ruggine.L’autrice della mostra Emanuela Gizzi è nata a Formello e la natura è ciò che sceglie come casa, soprattutto gli alberi, quella forma di bellezza addormentata degli alberi che vive più dell’uomo e si rinnova dopo l’uomo, che ha più figli di quanti un uomo possa concepire e che ricresce anche dopo che è stata seppellita dal cemento che l’uomo gli ha riversato sopra.“Gli alberi ci indicano la strada” ammette con molta devozione la Gizzi “e tutti quei rami sono il risultato di tutte le strade che hanno indicato a chi è passato di lì”.La mostra non parla di alberi, non parla di cunicoli, non parla di torrenti o santuari, la mostra parla della nostra inconsapevolezza, parla di un mondo che vive nascosto e di cui solo una nicchia di persone si cura, nonostante rappresenti una bellezza non quantificabile; la mostra parla di un mondo che sempre più spesso viene offeso dalla maleducazione.“Si’, in fondo parlo di noi e del fatto che ignoriamo l’esistenza di molti luoghi, parlo della cecità e del diffuso non senso di vita quando invece abbiamo tutti i motivi per spalancare gli occhi e vedere ciò che guardiamo, toccare ciò che sfioriamo” prosegue l’autrice che alla mostra dà un titolo che vuol dire tutto e vuol dire niente, e ci rivela “Trenta punto cinque? Sono i chilometri che fanno la differenza tra sapere e ignorare”. Il 10 Marzo la Sede del Parco di Veio svelerà molto di più su questa lettura personale dei luoghi definiti dall’autrice “sacri e profani”, un contenuto di immagini piuttosto ampio accompagnato da alcuni spunti scritti che ne approfondiranno il significato e la storia. Testi redatti da diverse personalità il cui fine ultimo è la narrazione di un accadimento o di uno studio postumo legato al corso del torrente, un post-it moderno come una lente d’ingrandimento per fermare delle date importanti e perché no, per fermare il tempo.Il torrente Valchetta Cremera scorrerà indisturbato dentro la Sede dell’Ente Parco dal 10 al 26 Marzo 2017 dopodiché tornerà nelle sue Valli o chissà, magari deciderà ancora una volta di deviare il suo corso.

SEDE DEL PARCO DI VEIO – via Castelnuovo di Porto, 14  – SACROFANO
dal 10 al 26 marzo . Inaugurazione 10 marzo ore 18,30

 

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